Nulla cambierà
Non bastano le buone intenzioni a cambiar le cose.
Certo è vero, senza iniziativa non si va da nessuna parte e un viaggio comincia con il primo passo, ma dal mio cantuccio osservo i due schieramenti (due solo per adesso, perché prevedo che correranno in tre) cominciare le prime schermaglie elettorali e ciò che vedo mi rende perplesso.
Si, sono perplesso, perchè la processione che si sta avviando verso l’ altare politico è la solita che ogni volta si ripete.
Anch’ io avvero l’ esigenza di cambiamento di parte della popolazione ma questa urgenza sobbole in rancori che rischiano di apparire personalistici e autolesionisti
La campagna ricomincia ad alzare toni e volumi.
Il momento storico è grave, la crisi strusciante che serpeggia nel mondo si sta insinuando anche nelle nostre realtà… e sebbene io non creda che le cause di questa crisi siano imputabili a Berlusconi, non vedo da quest’ ultimo una lineare e chiara guida che traghetti oltre la tempesta.
Trovo alcuni suoi interventi solo palliativi ed “antiinfiammatori”, ci sarebbe da “far cura di antibiotici”…
Io credo che si possa amministrare bene localmente prescindendo dalla politica nazionale.
A livello locale, per me. le bandiere politiche sono solo orpelli che adornano le segreterie di partito.
Definire un ‘amministrazione comunale di destra o di sinistra serve solo a dare maggior peso a livelli superiori ai vari coordinamenti dei partiti.
E sostanzialmente da Qualunquista credo che parte delle cause dei nostri problemi siano i partiti.
Ma davvero c’ è chi crede che ci siano partiti che vogliono il bene del paese e partiti che anelino la suaa rovina?
Io penso che Hitler sia scivolato in quell’ orrore assoluto che è stato il suo regime nel tentativo di perseguire quello che credeva essere il bene della Germania.
Come credo che le decine di milioni di morti, vittime dei regimi comunisti siiano state vittime immolate sull’ altare di quella che i Vari Stalin, Pot Pot etc credessero essere una “giusta” ragione superiore.
ATTENZIONE, io condanno entrambe e senza nessuna possibilità di scusante, ma quel che intendo è che tutti i partiti, tutte le associazioni politiche, tutti i movimenti siano convinti di essere nel giusto quando inseguono il loro ideale e tutti i suddetti commettono l ‘errore di credere che la loro sia l’ unica via.
E se ciò è sbagliato “ai massimi livelli” è ridicolo nel contesto locale. Chi amministra un paese delle ridotte dimensioni quali ha il nostro, deve essere pronto ad interrogarsi ed a chiedersi se quello che chi non ha raggiunto la maggioranza (badate bene, non ho detto opposizione) propugna sia sbagliato o no. Come chi no ha raggiunto la maggioranza deve superare la sconfitta e chiedersi se chi è in giunta possa anche fare qualcosa di corretto.
In un piccolo paese come il nostro, dove possiamo toccare con mano la realtà degli interventi amministrativi si deve avere il coraggio di ammettere i propri errori ma anche di dare i giusti meriti alle cose buone.
Si deve riuscire a comprendere che l’ ostello è stato un fallimento ed individuarne una riqualificazione, ma si deve anche capire che quel fallimento è frutto della “buona intenzione” di utilizzare dei finanziamenti che altrimenti sarebbero andati persi (si persi perché con certe cose funziona così… o si sprecano per costruire qualcosa o si sprecano per non costruire qualcosa. Se si costruisce qualcosa perlomeno c’ è sempre la speranza che torni utile… prima o poi)
Si deve riconoscere che la popolazione non vuole discariche o impianti di compostaggio, (non nel loro giardino perlomeno… in Italia funziona così in Germania pagherebbero per avere un termovalorizzatore moderno e ecologicamente ineccepibile… ma sappiamo tutti che sull’ ineccepibilità italiana cì è molto da dibattere).Al tempo stesso si deve comprendere che chi aveva propugnato simili installazioni non lo aveva fatto con la segreta intenzione di avvelenare le nostre terre e le nostre acque ma nella convinzione di fare “bene” al paese.
A malincuore (scherzo Carlo :)) mi trovo a dover dar ragione su un punto al Sig. Gasperini… sarebbe ora che i Savonarola smettessero di (ri-ri-ri)gridare i peccati altrui e che la Chiesa smettesse di auspicare la loro messa al rogo…
Sarebbe ora che si cercasse un ‘ unità d’ intenti.
Non è difficile trovarla:
il bene di Magliano.
Ma purtroppo finora ho rivisto solo la vecchia processione e temo fortemente che passata quella, il Santo sarà sull’ altare, e con le sue tre dita ci saluterà immoto e immutabile come sempre.
Il nostro paese sarà ancora un vecchio disteso e abbandonato.
Ho paura che… nulla cambierà.
pensa troppo ... riflessioni sull' uomo, l' italia... magliano sabina...
martedì 25 novembre 2008
lunedì 17 novembre 2008
Terne, Narne e dintorne
La posizione del nostro amato Maglian Sabina è sempre stata una delle sue peculiarità.
Ai margini geografici della provincia di Rieti e sospesa tra quelle di Roma, Viterbo e Terni.
Non abbiamo mai sentito la “presenza “della nostra provincia ed abbiamo sempre invidiato le altre realtà.
Ma siamo davvero sicuri che la nostra invidia sia meritata?
La provincia di Viterbo vive annosi problemi di gestione, basta guardare la Talete e dal punto di burocratico è soffocata dall’ elefantiasi dei suoi infiniti apparati.
La provincia di Roma appare destinata alla scomparsa, sommersa dalla realtà metropolitana della capitale.
Terni sembra ad un primo sguardo la più meritevole di attenzione.
Ma…
C’ è sempre qualcosa dietro.
Sebbene la città di Terni sia come risorta a nuova vita grazie ad una serie di pregevoli interventi urbanistici e nonostante le infrastrutture pubbliche siano abbastanza funzionali ed efficaci l’ uomoqualunque non è convinto del tutto dell' accoglienza che il nostro corteggiamento potrebbe ricevere.
Pare che nell’ ottica di una razionalizzazione dell’ esercizio l’ ospedale di Narni sia in procinto di trasformarsi in presidio di P.S..
Perché, vista l ‘intenzione di ridimensionare una struttura già esistente, dovrebbero interessarsi alle sorti del nostro nosocomio?
Inoltre, la “marginalità” che ha lesionato i rapporti con la nostra attuale provincia si ripresenterebbe solo in parte attenuata con Terni.
Passeremmo da essere l’ ultimo avamposto del reatino ad essere l’ ultimo avamposto del ternano.
E “li problemi sarebbero tutti li nostri...sci...sci”!
Ai margini geografici della provincia di Rieti e sospesa tra quelle di Roma, Viterbo e Terni.
Non abbiamo mai sentito la “presenza “della nostra provincia ed abbiamo sempre invidiato le altre realtà.
Ma siamo davvero sicuri che la nostra invidia sia meritata?
La provincia di Viterbo vive annosi problemi di gestione, basta guardare la Talete e dal punto di burocratico è soffocata dall’ elefantiasi dei suoi infiniti apparati.
La provincia di Roma appare destinata alla scomparsa, sommersa dalla realtà metropolitana della capitale.
Terni sembra ad un primo sguardo la più meritevole di attenzione.
Ma…
C’ è sempre qualcosa dietro.
Sebbene la città di Terni sia come risorta a nuova vita grazie ad una serie di pregevoli interventi urbanistici e nonostante le infrastrutture pubbliche siano abbastanza funzionali ed efficaci l’ uomoqualunque non è convinto del tutto dell' accoglienza che il nostro corteggiamento potrebbe ricevere.
Pare che nell’ ottica di una razionalizzazione dell’ esercizio l’ ospedale di Narni sia in procinto di trasformarsi in presidio di P.S..
Perché, vista l ‘intenzione di ridimensionare una struttura già esistente, dovrebbero interessarsi alle sorti del nostro nosocomio?
Inoltre, la “marginalità” che ha lesionato i rapporti con la nostra attuale provincia si ripresenterebbe solo in parte attenuata con Terni.
Passeremmo da essere l’ ultimo avamposto del reatino ad essere l’ ultimo avamposto del ternano.
E “li problemi sarebbero tutti li nostri...sci...sci”!
giovedì 6 novembre 2008
“Ci son più cose in cielo e in terra che nella fantasia degli uomini.”
Sembra quasi che la realtà maglianese peschi a piene mani dalla fantasia degli autori televisivi.
La ventilata ipotesi di un appuntamento sotto le lenzuola ha scatenato le ire della “talpa”.
Forse irritato dall’ impossibilità d’ un “menage a trois” qualche personaggio sta cercando d’ impedire che avvenga questa unione.
“Questo matrimonio non s’ ha da fare”
Con la tenacia che solo il piccolo roditore solitario e sotterraneo suo omonimo detiene,la nostra “talpa” scava e dissemina dubbi che, per quanto legittimi, ad un uomo qualunque possono sembrare utilizzati in maniera strumentale per boicottare il lavoro del “gruppo”.
Ora, sebbene qualche perplessità su una simile unione è stata da me già espressa, l ‘improvviso interesse di alcuni personaggi per la “virtù” di movimenti che fino a poco tempo addietro avevano apertamente osteggiato, incuriosisce.
Sembra quasi che dopo aver tirato le trecce della bambina carina del banco davanti, accertatosi del fallito corteggiamento ci si voglia assicurare che non si fidanzi con nessun altro.
Altrimenti lo si dice alla maestra.
mercoledì 5 novembre 2008
Strani compagni di letto
Sull’ isola dei Famosi il bidello che non vorreste mai nella scuola dei vostri figli, finisce nel letto della De Blank, complici lo spazio ristretto e la forzata intimità che ne deriva.
A Magliano di ristretto c’ è il tempo a disposizione per prepararsi alle prossime amministrative ma il rischio di assistere ad uno spettacolo simile è altissimo.
Nel nostro particolarissimo paese determinate alleanze non hanno mai pagato, e se a livello nazionale si ottengono certi numeri, quando la crocetta va messa su schede a più corto raggio determinate considerazioni non valgono.
Come non pagano atteggiamenti troppo vigorosi che agli occhi dei nostri concittadini scatenano ridde di ipotesi dietrologiste.
Del resto siamo famosi per le chiacchiere e le supposizioni che si fanno sotto il campanile “de piazza”.
Attenzione quindi a chi si sceglie come compagno di letto: il bidello ha scoperto che la contessa dei suoi sogni russa come un trombone, la contessa che il litigioso bidello ha i piedi freddi
Ma che stiano attenti anche quelli che dormono (da soli) sugli allori… mai come questa volta il mosto ribolle… se mi passate la metafora in tema col periodo dell’ anno.
Qualsiasi sarà il risultato di questa "vinazione" ci sarà qualcuno che dal suo cantuccio riuscirà comunque a dire che lui aveva previsto tutto.
E lo dirà a tutti....
A Magliano di ristretto c’ è il tempo a disposizione per prepararsi alle prossime amministrative ma il rischio di assistere ad uno spettacolo simile è altissimo.
Nel nostro particolarissimo paese determinate alleanze non hanno mai pagato, e se a livello nazionale si ottengono certi numeri, quando la crocetta va messa su schede a più corto raggio determinate considerazioni non valgono.
Come non pagano atteggiamenti troppo vigorosi che agli occhi dei nostri concittadini scatenano ridde di ipotesi dietrologiste.
Del resto siamo famosi per le chiacchiere e le supposizioni che si fanno sotto il campanile “de piazza”.
Attenzione quindi a chi si sceglie come compagno di letto: il bidello ha scoperto che la contessa dei suoi sogni russa come un trombone, la contessa che il litigioso bidello ha i piedi freddi
Ma che stiano attenti anche quelli che dormono (da soli) sugli allori… mai come questa volta il mosto ribolle… se mi passate la metafora in tema col periodo dell’ anno.
Qualsiasi sarà il risultato di questa "vinazione" ci sarà qualcuno che dal suo cantuccio riuscirà comunque a dire che lui aveva previsto tutto.
E lo dirà a tutti....
lunedì 27 ottobre 2008
per una volta copiamo...
Su segnalazione di un lettore riceviamo e pubblichiamo:
L’ITALIA IMMOBILE: MA PERCHÉ?I
In un pregevole articolo sul “Corriere della Sera” dal titolo “L’Italia Immobile”, Ernesto Galli della Loggia descrive “Un Paese fermo”, incapace di portare a termine le riforme di cui discute da decenni e di realizzare le grandi opere pubbliche. La ragione è questa: “siamo una società prigioniera del passato… che ama crogiolarsi sempre negli stessi discorsi, nelle stesse contrapposizioni, nelle stesse dispute, assistere sempre allo spettacolo degli stessi gesti e degli stessi attori…”, che “fugge come la peste ogni rottura e conflitto veri”.
Però, dire che la società è prigioniera del passato è un altro modo per dire che si tratta di una società immobile. Il punto è: perché è immobile?
Si possono azzardare alcune ipotesi. L’Italia ha tendenza ad importare le grandi rivoluzioni intellettuali e ad esagerarle. La più grande rivoluzione dei tempi moderni è quella francese ma è nel nostro paese che il giacobinismo è ancora vivo, prima sotto il nome di comunismo, poi sotto quello di giustizialismo. Il Sessantotto fu inventato negli Stati Uniti e portato alla sua massima espressione pubblicitaria in Francia ma solo in Italia è ancora una categoria vivente dello spirito. C’è gente che dice “ho fatto il Sessantotto” come dicesse ho combattuto la battaglia di Maratona. I principi di quel movimento – l’antiautoritarismo sciocco, l’egualitarismo utopico, l’ignoranza accoppiata al diritto alla promozione - sono ancora validi per la maggior parte delle persone. Un altro fenomeno importato, quello ecologista, da noi è diventato mania e paralisi programmatica. Da un comunismo che si voleva, almeno a parole, “progressista” si è passati ad una mentalità “regressista”. L’ideale è andare a piedi e mangiare patate biologiche.
L’Italia è così convinta di essere al massimo livello di tutto da essere incapace di correggersi. Da noi la fine del comunismo non è nata da una riflessione sui pessimi risultati da esso raggiunti, ma dalla sua insostenibilità internazionale. Quando in tutto il mondo occidentale esso è rovinato a terra sotto l’enorme nuvola di polvere del Muro di Berlino, in Italia ci si è aggrappati al passato. Si sono strizzati gli occhi sulla realtà, pur di non cambiare. La falce e il martello sono stati abbandonati solo quando hanno fatto l’effetto di un calesse in una pista di formula uno. Cioè quando non sono stati più di moda.
La novità successiva, da un lato apparentemente a-partitica, dall’altro capace di salvare il nocciolo del comunismo, è stata l’ambientalismo. Questo, essendo d’importazione, è stato ovviamente spinto ad estremi altrove inconcepibili. Ci si è eroicamente battuti contro la TAV, contro l’energia nucleare, contro le nuove strade, contro il Ponte sullo Stretto, perfino contro il Mose che potrebbe salvare Venezia. Contro tutto, come scrive Galli Della Loggia. Si sono risparmiate le lampadine perché servono alle serate mondane nei salotti buoni.
Un ulteriore motivo per l’immobilità italiana è l’estrema faziosità politica. Se il governo propone di fare qualcosa, la metà del Paese che l’avversa non si chiede se sia giusta o no, si chiede se c’è un motivo deteriore, per farla. Il Ponte faciliterebbe e accelererebbe la traversata dello Stretto? No, se vogliono farlo è per dare soldi alla Mafia che sicuramente lucrerebbe sui lavori. Una riforma della giustizia renderebbe meno scandalosi i tempi dei processi? La prima cosa da vedere è se per caso non favorisca Berlusconi. Questa mentalità è così radicata che ormai è divenuta preconcetto: qualunque iniziativa di qualunque maggioranza non può che avere motivazioni criminali e risultati disastrosi. Come muoversi, a questo punto, avendo per giunta alleati timidi e nemici spietati? Meglio l’immobilità.
Parecchi politici si saranno certamente resi conto che gli italiani sarebbero contenti di vedere un governo coraggioso. Lo si vede in questi giorni con la popolarità di Berlusconi. Ma lo stesso Cavaliere di Arcore ha potuto fare quello che sta facendo perché – grazie al suo enorme carisma e al sostegno che gli hanno dato gli italiani nel 2008 - da un lato ha inglobato Alleanza Nazionale, dall’altro ha eliminato Casini e i suoi accoliti. I frenatori del convoglio. E questo richiede un’ultima spiegazione.I costituenti, per evitare che il nostro Primo Ministro potesse ancora chiamarsi Benito Mussolini, gli hanno tolto tutti i poteri. È stato come se, per evitare che un guidatore commettesse eccessi di velocità, si fosse tolto l’acceleratore. Il governo è stato svirilizzato. La Costituzione, con la proporzionale pura e un esecutivo imbelle, è come se avesse teso all’ingovernabilità. Si è passati dalle pose gladiatorie e ridicole di Mussolini a un paese succubo della piazza, delle sue ubbie e delle sue fazioni. Lo stesso Parlamento ha troppo spesso dato lo spettacolo di un’anarchia imbelle e parolaia. E da questo, ovviamente, è nato l’immobilismo. Per giunta, il partito rivoluzionario per definizione, quello comunista, è stato per decenni il guardiano più inflessibile dello statu quo: quando si è parlato di modificare la Costituzione, divenuta un totem, è sempre stato pronto a difendere il primo diritto attribuito a tutti: quello di dire di no.
Gli italiani non si chiedono in che modo possano andare incontro al futuro o in che modo possano migliorare la propria situazione: ormai sono soltanto sessanta milioni di campioni di sopravvivenza.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
L’ITALIA IMMOBILE: MA PERCHÉ?I
In un pregevole articolo sul “Corriere della Sera” dal titolo “L’Italia Immobile”, Ernesto Galli della Loggia descrive “Un Paese fermo”, incapace di portare a termine le riforme di cui discute da decenni e di realizzare le grandi opere pubbliche. La ragione è questa: “siamo una società prigioniera del passato… che ama crogiolarsi sempre negli stessi discorsi, nelle stesse contrapposizioni, nelle stesse dispute, assistere sempre allo spettacolo degli stessi gesti e degli stessi attori…”, che “fugge come la peste ogni rottura e conflitto veri”.
Però, dire che la società è prigioniera del passato è un altro modo per dire che si tratta di una società immobile. Il punto è: perché è immobile?
Si possono azzardare alcune ipotesi. L’Italia ha tendenza ad importare le grandi rivoluzioni intellettuali e ad esagerarle. La più grande rivoluzione dei tempi moderni è quella francese ma è nel nostro paese che il giacobinismo è ancora vivo, prima sotto il nome di comunismo, poi sotto quello di giustizialismo. Il Sessantotto fu inventato negli Stati Uniti e portato alla sua massima espressione pubblicitaria in Francia ma solo in Italia è ancora una categoria vivente dello spirito. C’è gente che dice “ho fatto il Sessantotto” come dicesse ho combattuto la battaglia di Maratona. I principi di quel movimento – l’antiautoritarismo sciocco, l’egualitarismo utopico, l’ignoranza accoppiata al diritto alla promozione - sono ancora validi per la maggior parte delle persone. Un altro fenomeno importato, quello ecologista, da noi è diventato mania e paralisi programmatica. Da un comunismo che si voleva, almeno a parole, “progressista” si è passati ad una mentalità “regressista”. L’ideale è andare a piedi e mangiare patate biologiche.
L’Italia è così convinta di essere al massimo livello di tutto da essere incapace di correggersi. Da noi la fine del comunismo non è nata da una riflessione sui pessimi risultati da esso raggiunti, ma dalla sua insostenibilità internazionale. Quando in tutto il mondo occidentale esso è rovinato a terra sotto l’enorme nuvola di polvere del Muro di Berlino, in Italia ci si è aggrappati al passato. Si sono strizzati gli occhi sulla realtà, pur di non cambiare. La falce e il martello sono stati abbandonati solo quando hanno fatto l’effetto di un calesse in una pista di formula uno. Cioè quando non sono stati più di moda.
La novità successiva, da un lato apparentemente a-partitica, dall’altro capace di salvare il nocciolo del comunismo, è stata l’ambientalismo. Questo, essendo d’importazione, è stato ovviamente spinto ad estremi altrove inconcepibili. Ci si è eroicamente battuti contro la TAV, contro l’energia nucleare, contro le nuove strade, contro il Ponte sullo Stretto, perfino contro il Mose che potrebbe salvare Venezia. Contro tutto, come scrive Galli Della Loggia. Si sono risparmiate le lampadine perché servono alle serate mondane nei salotti buoni.
Un ulteriore motivo per l’immobilità italiana è l’estrema faziosità politica. Se il governo propone di fare qualcosa, la metà del Paese che l’avversa non si chiede se sia giusta o no, si chiede se c’è un motivo deteriore, per farla. Il Ponte faciliterebbe e accelererebbe la traversata dello Stretto? No, se vogliono farlo è per dare soldi alla Mafia che sicuramente lucrerebbe sui lavori. Una riforma della giustizia renderebbe meno scandalosi i tempi dei processi? La prima cosa da vedere è se per caso non favorisca Berlusconi. Questa mentalità è così radicata che ormai è divenuta preconcetto: qualunque iniziativa di qualunque maggioranza non può che avere motivazioni criminali e risultati disastrosi. Come muoversi, a questo punto, avendo per giunta alleati timidi e nemici spietati? Meglio l’immobilità.
Parecchi politici si saranno certamente resi conto che gli italiani sarebbero contenti di vedere un governo coraggioso. Lo si vede in questi giorni con la popolarità di Berlusconi. Ma lo stesso Cavaliere di Arcore ha potuto fare quello che sta facendo perché – grazie al suo enorme carisma e al sostegno che gli hanno dato gli italiani nel 2008 - da un lato ha inglobato Alleanza Nazionale, dall’altro ha eliminato Casini e i suoi accoliti. I frenatori del convoglio. E questo richiede un’ultima spiegazione.I costituenti, per evitare che il nostro Primo Ministro potesse ancora chiamarsi Benito Mussolini, gli hanno tolto tutti i poteri. È stato come se, per evitare che un guidatore commettesse eccessi di velocità, si fosse tolto l’acceleratore. Il governo è stato svirilizzato. La Costituzione, con la proporzionale pura e un esecutivo imbelle, è come se avesse teso all’ingovernabilità. Si è passati dalle pose gladiatorie e ridicole di Mussolini a un paese succubo della piazza, delle sue ubbie e delle sue fazioni. Lo stesso Parlamento ha troppo spesso dato lo spettacolo di un’anarchia imbelle e parolaia. E da questo, ovviamente, è nato l’immobilismo. Per giunta, il partito rivoluzionario per definizione, quello comunista, è stato per decenni il guardiano più inflessibile dello statu quo: quando si è parlato di modificare la Costituzione, divenuta un totem, è sempre stato pronto a difendere il primo diritto attribuito a tutti: quello di dire di no.
Gli italiani non si chiedono in che modo possano andare incontro al futuro o in che modo possano migliorare la propria situazione: ormai sono soltanto sessanta milioni di campioni di sopravvivenza.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
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